Friday, September 29, 2006

I really like this car

audi r8
Via Leftlanenews

Wednesday, September 27, 2006

Creatività italiana

L'ADCI italiana, Art Directors Club Italiano, da marzo ha il suo blog e non c'avvisarono, (guardare verso Milano coi pugni in alti: maledetti!!). Smisero anche di inviarci la newsletter Il latore, mmm... mi domando perché...
Come sia, anche loro hanno un post sulla campagna Nike Italy, e mi diverte molto la frase finale: "By the way, creatività italiana”. How italian is that!.
L'agenzia è W+K Milano, no, scusate, è... è.... W+K Amsterdam!
Se ci fosse una W+K Milano, forse ci sarebbe qualche donnina nuda nel mezzo, come per continuare con la creatività italiana che si vede ultimamente in giro. O qualche slogan tipo “c’é più gusto ad essere italiano", o... che ne so io, picciotti, io vivo e lavoro nell'event horizont, aka Sicilia.

Nike Italy

Wieden+Kennedy Amsterdam ha creato questa campagna per Nike Italy che celebra la vittoria nel Mondiale di calcio e presenta la nuova scarpa Celebration.

I posters, otto in totale, ricreano il look del vintage advertising italiano, e saranno accompagnati dai rispettivi spots televisivi.

Miei favoriti sono il gelato Cannavaro e lo strumento di precisione Pirlo, per la qualità dell'illustrazione e la fedeltà allo stile che si vuole evocare.

pirlo

canna_nodrops

Illustrazioni: Mauro Gatti (Cannavaro / Iaquinta)

Pierre Janneau (Pirlo)

Via CRBlog


Saturday, September 23, 2006

Wednesday, September 13, 2006

Il pregiudizio visivo

Dopo qualche discussione con Enti, Comuni, Consorzi e Aziende; ho creduto necessario spiegare alcuni punti rilevanti non molto chiari che spero aiutino a migliorare futuri dialoghi.

Quando pronunciamo la parola 'immagine', senza dubbio la prima rappresentazione da lei indotta è quella di un fatto visivo. Nel nostro ambiente culturale, la parola "immagine" ha quest’oscillazione semantica: da un fenomeno di rappresentazione integrale fino ad un fenomeno di rappresentazione puramente visivo costruito in forma per eccellenza d’ogni registro sensibile.Nel campo professionale quest’ambiguità si genera con molta frequenza. La riduzione dell'immagine alla cosa visiva suole perfino aggravarsi con la riduzione della cosa visiva alla cosa grafica; tendenza avallata per l'uso e l'erosione naturale che questo produce sul concetto.

Regolarmente s’identifica, mediante una sineddoche, "immagine istituzionale" con "sistemi d’identificazione grafica dell'istituzione", o perfino "con simbolo grafico identificatore", come succede con la frase corrente: "Questa è la nuova immagine dell'impresa ", riferendosi con ciò al nuovo marchio o slogan o tagline.*

In quest’ambiente, proporre un intervento programmato sulla comunicazione di un’Istituzione è un po' complicato, poiché in primo luogo si identifica questa affermazione con “migliorare l'aspetto grafico d’elementi stampati, in pratica l'iconografia prevalentemente grafica dei pezzi editoriali, buste, biglietti da visita,carta intestata, opuscoli, pubblicazioni, ecc,” quando in realtà questo è solo una parte del processo di programmazione e progettazione dell'Identità di un’Istituzione.

L’immagine istituzionale è la lettura pubblica di un'istituzione, l'interpretazione che la società od ognuno dei suoi gruppi, settori o collettivi, ha o costruisce di modo intenzionale o spontaneo.
In un tentativo riducionista possiamo prendere i quattro concetti basilari (identità istituzionale, realtà istituzionale, immagine istituzionale, comunicazione istituzionale), che si riferiscono tra se formando un unico processo "semiotica istituzionale" per il quale un'istituzione produce e comunica il discorso della sua identità, e motiva nel suo ambiente una lettura determinata che costituirà la sua propria immagine.*

Il fenomeno istituzionale rimane così compiuto in una delle sue dimensioni analitiche. Sulla quale si deve intervenire in maniera artificiale con un “programma di comunicazione ed immagine" per migliorare e/o correggere detto processo.

Da un'ottica globale, il processo generale di programmazione può dividersi in due grandi tappe: una prevalentemente analitica ed un'altra prevalentemente progettuale.

*Norberto Chavez (La imagen corporativa - Teoría y metodología de la identificación institucional)G. Gili editori.

Una mente interamente nuova

A whole new mind - Una mente interamente nuova.

È un interessante libro scoperto via il blog di Garr Reynolds.

a whole new mind
Secondo Daniel Pink, ex chief speechwriter di Al Gore, stiamo passando di un'era dell'informazione ad un'era della concettualizzazione, e il surfer ideale in quest’oceano di cambiamenti che si avvicina è un nuovo tipo di persona: quella che sa utilizzare ed ottimizzare sei attitudini (Pink gli chiama senses), tutte esse relazionate con l’uso dell’emisfero destro del cervello. Questa è l'origine del sottotitolo: “Perché i right-brainers governeranno il futuro”.

Per quelli che non conoscono la teoria, essa afferma (nella mia versione super semplificata) che l'emisfero destro del cervello regola nostro "lato emozionale", mentre il sinistro è il "lato razionale”.

Allora, chi sono queste persone dell'emisfero destro? Sono gli inventori, i maestri, e i designer.

E la lista delle sei nuove attitudini include, nel primo posto, il design; le altre cinque sono “story, symphony, empathy, play, and meaning”. Notate che i comunicatori visivi, cioè noi, dobbiamo utilizzare a diario tutte queste attitudini, più la pazienza. : P

Il libro può apparire come un pronostico un poco utopico, ciò nonostante apporta un apprezzabile contributo al considerare il design come una disciplina fondamentale nella “nuova economia”, e riconoscendo che non si deve relegare il design a mero ornamento, “come un mezzo per abbellire i posti e le cose e mascherare la sua banalità”.

“Design is utility enhanced by significance” dice Pink. Utilità accentuata per il significato.

Un altro tema: Abundance, Asia ed Automation. Per l’autore sono i tre maggiori problemi che i paesi occidentali dovranno affrontare prima o poi.