Monday, February 26, 2007

Vai, vedi, firma

A quest'ora la petizione NOT IT MY NAME sembra di essere arrivata a 2000 firme, e ci auguriamo che possiamo vedere 10.000 più nei prossimi giorni.

Perciò, a firmare la petizione SDZ ;)

Friday, February 23, 2007

Landor, gossip e il marchio It

Dopo il marchio It, un po' di gossip storico estratto in gran parte dal libro Los Demiurgos del Diseño Gráfico di Enric Satue, Mondadori.

Walter Landor ebbe la sua opportunità in 1964, in piena epoca hippie. Nonostante avere fondato il suo studio in 1941 nella sua città natale, San Francisco, la vera popolarità concittadina e più tardi universale,arriva dopo l'acquisto in asta pubblica, a prezzo di rottame, il Klamath, uno dei popolari traghetti che univano la baia di San Francisco. Landor costruì lì il suo ufficio galleggiante.

Negli anni settanta Landor operava con una tecnica eminentemente pragmatica, di una discutibile etica professionale, che gli portò ad essere considerato in certi mezzi professionali come un autentico trafficante d’immagini.

Il caso è che acquisiva, a prezzo irrisorio e con tattiche non sempre irreprensibili, grandi quantità di simboli creati per giovani e sconosciuti designers. Che dopo minimi ritocchi si trasformavano in fiammanti creazioni Walter Landor Associati.

Inoltre, sembra che un ex disegnatore di Walt Disney Productions, con una grand’abilità nel disegno rapido, elaborasse numerose versioni di un logo come se si trattasse di fotogrammi di un personaggio animato.

Una pratica professionale abbastanza discutibile.

A volte, perfino, l'elezione di un'immagine così progettata non la determinava il criterio professionale di Walter Landor, ma faceva parte dello spettacolo della presentazione ed era lo stesso cliente che sceglieva tra dozzine, e chi sa se centinaia, di design originali creati per lui.

Secondo Satue tutto questo non basta per dire con rigore che Walter Landor sia un truffaldino.

C'è un mucchio d’informazione, tra la quale, per esempio, il fatto che nel libro scritto per Philip Meggs A History of Graphic Design, 1983, non si menziona a Landor né una sola volta. Neanche si menzionano Wolff Olins o Michael Peters.
Se leggiamo la serie di volumi Word Graphic Desing Now: Corporate Identity, Kodansha Ltd, Tokyo, 1989, si omettono olimpicamente le opere di Grapus, Brody, Vanno Toorn, Kalman, etc., rimpiazzati per l'onnipresenza dei Landor, Grossman, Peters ed Olins, tra altri.

È evidente che due gruppi si disputano lo stesso mercato con due visioni differenti che si respingono reciprocamente.

Oltre a ciò, credo che l’importo pagato nel concorso sia basso (€ 80.000), e non appropriato per l'incarico. Inoltre le irregolarità segnalate dall'AIAP nel suo blog SDZ.
Sicuramente con questo l'Italia ha risparmiato circa € 300.000, ma ottennendo in cambio un risultato poco soddisfacente. In questo caso il risparmio può essere il peggiore investimento, e ha pagare l’errore possono essere migliaia de piccoli aziende (ristoratori, alberghi, agriturismo,etc.).

Questa esperienza prova che lasciarsi obnubilare dal nome di una mega agenzia internazionale non dà sempre il miglior risultato.

Paradossalmente, in questi giorni le grandi agenzie cercano di replicare il metodo di lavoro di piccoli gruppi creativi, poiché si dimostrò miglior sistema di lavoro e produttore di migliori soluzioni.

Le piccole agenzie investono una gran quantità di ore in ricerca, sperimentazione, analisi, aggiornamenti, etc. Stanno in contatto diretto col mercato, il consumatore, conoscono di prima persona gli umori della gente. Hanno una sintonia più precisa con i cambiamenti culturali in sviluppo.

Le piccole agenzie sono una gran fonte di risorse che potrebbero liberarsi soltanto dandogli uno spazio più preponderante nel mercato, attraverso una valorizzazione professionale ed economica.

È ovvio che questo non si riesce a fare individualmente, si deve agire collettivamente. Purtroppo le associazioni attuali non si stanno dimostrando di grande aiuto in questo campo.

Thursday, February 22, 2007

Italia, ma quella sei tu?

Ieri ha fatto il suo "debut" il marchio Italia, che dovrebbe rappresentare il paese all'estero, ed essere la immagine dell'Italia turistica.

E che posso dire che non sia già stato detto, almeno nell'etere digitale?

Quello che mi fa sorridere sono i comunicati stampa, che cercano di farci credere che c'è stata qualche attività cosciente dietro quel logo. Che veramente quello che vediamo significa quello che loro dicono che significa.
Forse, se chiamavano Lapo veniva meglio.

La macchia verde "evoca movimento, flessibilità e fantasia". Ma sei proprio sicuro? C'è chi dice che, in realtà, rappresenta Logitech.

La lettera "i" tradizione, le altre modernità... Ma nessuno viene a Italia cercando la modernità. I turisti vogliono vedere il Colosseo, Firenze, San Pietro, Venezia.

Quello che Italia fa meglio non è la modernità, è la tradizione, è il fantastico patrimonio artistico e culturale.
Italia è lo slow food, Toscana, Capri, Sardegna...E' questo il segno distintivo del paese.

Sembra che nessuno l'ho abbia capito. Neanche "il gruppo di alte personalità" italiane (ma che ci fa Laura Biagiotti? L'ingegner Paolucci non ha un nome, così posso cercarlo in Googgle per vedere il suo lavoro in corporate identity?).

Il problema del marchio Italia è che non rappresenta l'Italia. E basta.

E' un pastiche. Ma non l'unico, certo. Il logo Europe adesso non è più solo.


Secondo gli spagnoli, neanche il logo della Izquierda Unida.


I marchi "paese" non sono facili da realizzare, e molto meno in sei mesi.

Nel post di Munich e Otl Aicher dicevo che ci sono voluti un team di 40 graphic designers, che cominciarono a lavorare quattro anni prima dei Giochi, per sviluppare la identità di Munich 72.

Chi vi ha detto che sei mesi sono sufficienti per una marca Italia? Boh.

Un dubbio... ma sanno che "It" in inglese significa "cosa"? Sicuramente Rutelli pensava al punto it (almeno vuol dire che lui il computer lo conosce, e forse usa the Google... ;)).

I'm lovin' it.

Tuesday, February 20, 2007

Otl Aicher e la identità di Munich 1972

Il poster della mostra by Bibliothèque

In coincidenza con la pubblicazione della prima monografia di Phaidon Press dedicata al maestro tedesco Otl Aicher, dal 15 febbraio al 15 marzo si terrà a Londra la mostra 72: Otl Aicher and the Munich Olympiad. An exhibition of graphic design from the 1972 Munich Olympiad.

In 1965 Otl Aicher fu chiamato per proporre concetti per la identità visiva dei Giochi Olimpici di Munich.

Quando la sua proposta fu accettata, Aicher e un team di 40 graphic designers svilupparono una opera destinata a comunicare un evento a scala mondiale, attraversando barriere linguistiche e culturali, generando, tra l'altro, la famosa serie di pittogrammi che rappresentano i diversi sports olimpici.



Un lavoro che esprimeva universalità e parlava a una comunità mondiale del dopoguerra.

La mostra è organizzata da Vitsoe e curata da Bibliothèque, e contiene posters, libri, manuali e oggetti appartenenti alla collezione privata di Bibliothèque, e anche contribuzioni provenienti dagli archivi del team originale di Aicher.

La mascotte di Munich 1972 Waldi

Monday, February 19, 2007

Charlie odia la Mac, e Joel i gadget

Sembra che siamo arrivati al punto dove alcuni si stano stufando un poco dei gingilli tecnologici.

Joel Johnson, editor emeritus di Gizmodo, si la prende con tutti quelli (incluso Gizmodo) che comprano, parlano, o fanno pubblicità a innumerevoli gadget inutili che finiscono per deludere l'utente invece di fare quello che i loro produttori avevano promesso.

Charlie Brooker, specificamente, odia la Mac e tutti quelli che la usano. Anche quelli che non hanno la Mac ma vorrebbero una. Perciò, se siete dei veri fan non andate a leggere l'articolo, non vi piacerà affatto. Ma se non vi prendete troppo sul serio può essere divertente. Io mi sono divertita (I'm a PC, sorry ;)), anche se esagera un pochino.

E fa anche menzione a i cellulari con una frase così:
"If you truly believe you need to pick a mobile phone that 'says something' about your personality, don't bother. You don't have a personality."
Ouch!

I due articoli hanno in comune un certo "basta di definirci come persone attraverso i nostri aggeggi tecno".

Johnson si lamenta dal punto di vista pratico: se tutti continuano a comprare insensatamente prodotti difettosi, solo per avere l'ultimo gadget alla moda, il mercato si riempie di prodotti costosi e inutili. Se si lo fa con senso comune, informati, ci beneficiamo tutti.

Brooker, invece, parla della Mac ma il tema è lo steso: oggetti aspirazionali.

Quelli che ci fanno sentire cool, o creativi, o übergeek solo perché li possediamo, che soppiantano tratti della personalità che ci mancano e vorremmo avere.

Come riflessione, ogni tanto, non è male.

I really, really need one of these. BenQ concept phone.

Thursday, February 15, 2007

Patinato mondo Disney

Ultra patinate immagini di Annie Leibovitz per Disney, che celebra il "Year of a Million Dreams".

Ognuna di loro mostra un personaggio famoso interpretando diversi personaggi Disney.

Scarlett Johansson è Cinderella, David Beckham è un principe che lotta contro un drago. Beyoncé appare come Alice (non sembra neanche lei :P).

Fra le stravaganze della produzione di questa campagna "Where Dreams Come True" figura una tiara Harry Winston di U$S 325.000, costumi su misura, ecc., ecc.

Le fotografie sono belle, non particolarmente sorprendenti, ma traducono perfettamente il mondo Disney in immagini : tanto, ma tanto zucchero, un poco di dramma per bilanciare, e quel senso che alla fine tutto andrà meglio.



Le trovate tutte qui

Google master plan?


Questo video è parte di una tessi di laurea di due studenti della University of Applied Sciences Ulm, Germany, Ozan Halici and Jürgen Mayer.

Un paio di giorni fa ho visto un altro video molto interessante su questo tema. Le ipotesi di questi video fanno riflettere su i pericoli che comporta avere tutta questa informazione nelle mani sbagliate (per gli autori, Google).

Nel video si parla di Ad Sense come la scusa per raccogliere informazione sugli utenti. Per me il sistema funziona ed è fantastico; pubblicità mirata secondo i miei interessi, mi risparmia un sacco di tempo e mi da la possibilità di fare migliore scelte. Questo fu da 1999 il cavallo di battaglia di molti promotori di queste idee.

Con il passar degli anni questa massiccia quantità d'informazione condivisa online sembrerebbe più vicina a quello che la energia atomica rappresenta oggi nel campo delle risorse energetiche: alcuni fantastici benefici con un sacco di problemi che non sono per niente indifferenti.

Se è vero che per il 2030 se riuscirebbe a fare la fusione nucleare ITER (che in origine significava International Thermonuclear Experimental Reactor, ed in seguito è stato usato con il significato originale latino, cammino) avremo energia pulita per tutti (speriamo) , e il pericoloso percorso che quella rappresenta svanirà davanti a tale formidabile soluzione, che metterebbe fine per sempre alla crisi energetica (2004: riserve/produzioni di petrolio eguale a 40,5 anni, via Stadistical Review of World Energy, June 2005) .

In prossimità di un percorso pericoloso nel uso della informazione personale come nelle predizioni di questo video, speriamo di riuscire a trovare una soluzione equivalente al nostro incubo della perdita della privacy.

Ma credo anche che un Chernobyl 2.0 ci sarà.

E dopo, un giorno, arriverà a Internet una formula come la fusione.

Buon San Valentino...


Wednesday, February 14, 2007

Anti San Valentino

Prima che il giorno finisca...



Je, je, je...

via studio ndr

Thursday, February 08, 2007

Pimpage grafico

Invece di Pimp my Ride, si fa il "pimpage" del motorino.

Sembra che Dane Flighty, non trovando nessun gingillo all'altezza della sua Vespa, abbia deciso di riunire un gruppo di artisti e designers per creare una serie di "decals" decorativi in sincronia con il
bolide italiano.

E dopo gli ha messo su Pimp my Scoota, per tutti quelli come lui che vogliono pimpare la loro Vespa con classe.

Se volete, sul sito potete scegliere l'artista che vi piace e comprare un set (due decals per il fronte e due laterali). C'è anche una piccola "bio" su ogni artista.


Tuesday, February 06, 2007

2000 bloggers "epurati"

Perché sembra che è nata una nuova elite, un'altra ancora. Fatta en gran parte da chi è arrivato per primo, come se fosse la gran febbre dell’oro.

Un’era dei nuovi terrieri cibernetici, che non hanno nessun’intenzione di condividere i guadagni frutto dalla blogosphere (authority, page rank, pubblicittà).
Non hanno le stese regole per tutti.

Non capisco perché lo che ha fatto Seth Godin(z-lister in Squidoo) secondo Technorati è corretto , ma quando lo fa un blogger sconosciuto è un "crazy meme" che mete a rischio niente meno che la validità dei link che è la colla della blogosphere.

Dopo il progetto dei 2000 Bloggers, sonno sorte un mucchio di voci che si scandalizzavano di un’iniziativa come tante altre, per fare conoscere altre voci. Tutti a lamentarsi dei falsi rank, dei falsi link, aspettando che papà Google e mamma Technorati mettano ordine al più presto. Un’opinione a favore, che credo sia interessante, è quella di Elaine Vigneault che dice:

" Molti di noi hanno preso parte nel 2000 Bloggers Project come qualcosa diversa e divertente da fare. E abbiamo incontrato alcune persone cool nel percorso - adesso ho un paio in più di blogs che leggo regolarmente perché li ho scoperto attraverso il 2000 Blogger Project...

Certo che cambierà artificialmente il Technorati rank, ma questo cambio dovrà essere temporaneo se Technorati vale quello che dice. Il problema è con Technorati, non con il 2000 Bloggers Project. Il sistema di Technorati è difettoso sin dall’inizio: i link non misurano accuratamente il traffico o l'authority. Inoltre il loro metodo può essere facilmente abusato dai link bank. E' successo nel passato è continuerà a succedere.

Cosi i "A listers" possono creare dieci blog che si linkanno fra loro e Technorati li premia. Ma adesso, quando qualcuno pone un viso al blogging, hanno paura (you and Technorati get your panties in a wad).

Chiunque pensa che il blogging sia democratico non sta facendo attenzione. Esiste tanto elitarismo e classismo nel mondo digitale come fuori della rete. E’ sono contenta che un semplice progetto come quello di 2000 Bloggers Project possa rivelare e svelare l’elitarismo di Technorati. "

Come posiamo definire in termine di cittadinanza digitale questo problema? Sicuramente dovremo fare una classifica, e i cittadini con più link avranno diritto a fare quello che li pare. Gli altri dovranno assecondare.

Meritocrazia tua sora...

Voglio prendere la macchina del tempo e tornare alla World Wide Web 1998.

Beam me up, Scotty!!!

Posters da studiare

Stupendi posters in serigrafia di The Heads of State (Jason Kernevich - Dustin Summers), che si lamentano di quelli che scaricano le loro immagini per farsi magliette da vendere su Ebay.

I posters sono per eventi, concerti, bands, etc., con un fantastico uso di grandi, solidi sfondi di color e pochi elementi sulla pagina ben bilanciati.


Altri utilizzano le superfici lavorate, il collage, e hanno una leggera aria rétro.




Molto belli da guardare, ma anche da studiare.

Monday, February 05, 2007

Top 100 Fonts

Una lista delle 100 migliori fonts, scelte da FontShop e una giuria di 12 esperti dopo un anno di lavoro investigativo, che include l'analisi delle liste delle font più vendute negli ultimi tempi.

Il primo posto è per Helvetica.

via graphic design bar

Sunday, February 04, 2007

Un feed aggregator per design fans

Un feed aggregator specialistico. Finora con 250 feed sul design in generale, Design Feed è una alternativa al navigare senza rotta alla ricerca di websites interessanti.

Per il momento solo blogs in inglese, ha una pagina attualizzata con gli ultimi posts, e una con la lista completa di feeds da esplorare con calma.

Have fun :)

Saturday, February 03, 2007

Translate2Blogger un'idea per tradurre contenuto del tuo blog

Cercando di risolvere il problema di una traduzione facile dei post, mi misi a cercare un modo che permettesse di tradurre il contenuto del blog, utilizzando Google Translate.

Ho aggiunto la seguente linea di codice al mio template e sembra funzionare:



Mi piacerebbe sapere che pensaste di questa soluzione, come migliorarla, o se c'è un modo di farlo, migliore e gratis.
Allora, sembrerebbe che i Googlers stiano modificando qualche dettaglio contemporaneamente al mio umile intento. Perciò è possibile che nel futuro questa modifica non sia necessaria.
Manca risolvere il problema delle pagine che contengono il ajax api key.