Tuesday, April 03, 2007

IL ruolo del compromesso nella progettazione

Un punto de vista acuto è quello che distilla nel suo blog Andy Rutledge.
Tempo fa ho chiesto il suo permesso per un suo articolo in particolare, ed è stato molto gentile al permetterci di riprodurre la traduzione del suo post "Compromised Design".

Con un linguaggio aspro e diretto, senza grigi, cerca di stabilire il background necessario per difendere il progetto dai compromessi.


Il compromesso è il rifugio dell'inetto e debole di mente. Può essere descritto in termini zuccherati e anche associato con nobili ideali con l'obiettivo di distrarre, ma il compromesso non è altro che un fallimento.

Altri sosterranno che non è così. Affermeranno che il compromesso è una situazione dove tutti vincono. Bullshit. Un compromesso significa che uno ha fallito in uno di due modi; o non sei riuscito a realizzare il progetto adatto (situazione che invita ai compromessi) o non sei riuscito a convincere il cliente di lasciarti fornire il progetto migliore (anche qui invitando i compromessi).

Come progettista, è il tuo lavoro lasciare i compromessi fuori dei progetti. E non voglio affermare che si devono limitare i compromessi; voglio dire che si devono eliminare.
Quando penserai ai piccoli compromessi come quello che sono veramente -piccoli fallimenti- il mandato sarà chiaro.

Allora, non parlo di proteggere l'integrità del tuo ego. Il rifiuto del progettista a compromettersi non ha niente a che vedere con mantenersi fedele alla sua visione soggettiva. Invece, è il non permettere corruzione in quello che è meglio per il cliente. Qui ci stiamo prendendo cura degli interessi del cliente, non dei nostri.
Perciò, diamo una occhiata alla patologia del compromesso e a come alcuni lavorano per fare dal compromesso un tratto accettabile della professione del design.

Accettare il compromesso

Per una strana ragione esiste l’aspettativa, all'interno e all'esterno della professione del design, che il compromesso sia inevitabile e, ancora più deplorabile, benefico.
Questa idea erronea e distruttiva solo può essersi originata grazie a quelli fuori della professione del design. Sto parlando di chi ha un certo potere ed influenza e le cui preoccupazioni sono irrisorie ed egoistiche.

Un altro motivo per cui questa idea persiste è che, molto spesso, è identificata erroneamente con le costrizioni e la collaborazione. Questi due fattori benefici compaiono preminentemente in tanti progetti perciò, per evitare la demagogia del compromesso, prima è utile comprendere la natura della restrizione e della collaborazione, e come sono in antitesi al compromesso.

Restrizioni e collaborazione

La connotazione comune della restrizione è in qualche modo, negativa. Dopo tutto, restrizione è, per definizione generale, una limitazione su qualche sorta di libertà. Ma il proposito e l'environment del design non riguardano la libertà. Invece, il design riguarda la produzione di risultati specifici, la comunicazione d'idee precise, o l'accolta d’opportunità concrete secondo alcune circostanze specifiche o generali.

Le limitazioni permettono che il design abbia un proposito. Senza restrizioni non c'è un motivo per progettare.
Non esiste niente nel contesto del design relazionato con il compromesso. Tutto compromesso coinvolge una certa indifferenza verso restrizioni rilevanti. E' necessaria certa inettitudine nel design e/o l'imposizione di preoccupazioni insignificanti perché questo accada.

A differenza della restrizione, la collaborazione non sempre è necessaria per la progettazione, ma può generare dividendi positivi. La collaborazione è lo sforzo per massimizzare il beneficio combinato della comprensione e della visione. Ma la collaborazione è possibile solo fra quelli che hanno competenze sufficienti, profonda (ma anche diversa) comprensione e una dedizione in comune all'eccellenza.

Contrariamente, il compromesso limita l'uso di comprensione e visione pertinenti. Il compromesso aggiunge preoccupazioni irrilevanti al mix; mentre i collaboratori lavorano per un ideale condiviso d'eccellenza, quelli che vogliono il compromesso cercano di raggiungere tutt’altro. In molti casi, questo altro è poco più che un obiettivo egocentrico d’autorapressentazione.

La patologia del compromesso

Il compromesso è pasto giornaliero nelle nostre vite e in molti aspetti della società. È necessario in sforzi come la politica, per esempio, perché questo campo non è definito da interessi reciproci, restrizioni chiaramente stabilite, e una visone solida, ma da demagogia, miopia selettiva, visone limitata ed egoista o malrappressentato interesse. In rapporti sani e questioni considerate accuratamente, il compromesso è indicativo del fallimento.

Compromesso è quello che succede quando quelli che mancano di una comprensione o visione appropriata pretendono che le sue idee limitate o insignificanti siano rappresentate a discapito di quello che è meglio. Il compromesso è il byproduct della diffidenza, l'invidia, il leggero disprezzo, l'ignoranza, l'apatia, e, soprattutto, l'ego. Questi elementi coltivano un ambiente dove le preoccupazioni irrilevanti possono essere razionalizzate, e quello che era uno sforzo di cooperazione degenera in un processo di mercanteggiamento. Una volta accaduto questo, un esito positivo, contestualmente corretto, è quasi impossibile da raggiungere. Quello che si raggiunge, invece, è un compromesso.

Nel design (e dappertutto) ogni risultato del compromesso è sempre meno di quello che avrebbe potuto essere. SEMPRE. Il compromesso è necessario quando nessuno dei presenti sa quello che sta facendo. Il compromesso è corruzione e la corruzione non ha luogo nel design. Un progetto risultato del compromesso è un progetto compromesso. Un risultato compromesso, corrotto, non è il prodotto per cui siamo stati ingaggiati. Ancora una volta, la responsabilità richiede che evitiamo il compromesso e la corruzione nel nostro lavoro, e produciamo eccellenza.
L'eccellenza non nasce dal compromesso. Non è il risultato della capitolazione. Invece, è il prodotto di una visione chiara, una profonda perspicacia, e un’esecuzione impeccabile. Ma come l'eccellenza minaccia tutti gli altri ideali, spesso deve essere difesa con accanimento. Più importante, deve essere difesa con competenza.

Lottando contro il compromesso

Fra le necessarie competenze dobbiamo avere la capacità di presentare informazione, difendere idee, e occuparci di preoccupazioni irrilevanti o compromettenti, tutto in maniera avvincente. Altrimenti non ci sarà permesso fare il meglio per i nostri clienti. Questo è particolarmente vero dato che quasi tutti noi interagiamo con clienti che appartengono al mondo degli affari.

Il compromesso è una caratteristica prominente degli affari e delle loro politiche. In molti casi nostri clienti, per abitudine, aspettano il compromesso. Pertanto, dobbiamo essere preparati per parare e per smantellare efficacemente le attese di -e gli sforzi al- compromesso. Il miglior modo di farlo, forse, è svuotare suddette idee esibendo un’attitudine sicura ed esperta nell’interazione con il cliente (sii il professionale che loro hanno ingaggiato). Altrimenti, dato la situazione, altro modo di agire è fare appello agli argomenti di base. Spiegare come un compromesso specifico toglie del denaro dalle tasche del cliente, e, in questo modo, avrai l'ultima parola.

A volte, tuttavia, un agire sicuro e una discussione finanziaria non sono sufficienti. Quelli abituati ad ottenere quello che vogliono, essendo in posizioni di potere, possono tagliarsi il naso per indispettire la faccia. Può essere divertente (in una maniera sadica).

Una delle responsabilità del progettista è dire la verità ai clienti. Non è lavoro per timidi o insicuri. Un progettista che non è disposto a farlo deve scegliere un’altra professione. Sostenere la verità non è sufficiente. Argomentazioni forti e logiche possono non funzionare. E’ necessario diventare esperti nel fare discussioni persuasive che ci porteranno all’accordo appropriato.

Conclusione

Questa non è opera facile (sarebbe inutile scrivere articoli su cose facili). Sempre che non siate superuomini, il compromesso troverà la sua strada in alcuni di vostri progetti. Succede anche a me. Ma abbiamo l'obbligo di lavorare sulle nostre debolezze e di agire per evitare il compromesso, ed è arrivata l'ora di elaborare strategie per eliminarlo dai nostri progetti.

Ma prima dovete imparare a disprezzare il compromesso. Dovete imparare a riconoscere associazioni non valide fra esso e gli elementi veramente utili nella progettazione, come la collaborazione e le restrizioni. Dovete sviluppare l'abitudine di pensare più profondamente e più chiaro degli altri, particolarmente poiché si riferisce alle vostre responsabilità come progettista. I vostri clienti contando su di voi per produrre il vostro lavoro migliore, non versioni compromesse.

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