Monday, July 14, 2008

Cose che ho trovato Nº 2

Articolo interessante più galleria di fotografie dedicati alla tipografia L'Hebdo, progettata specificamente per il settimanale svizzero L'Hebdo dai designer - svizzeri - Ian Party e Maxime Buechi di B&P Typefoundry, con la collaborazione di Yassin Baggar (via pixelcreation).


© B&P Typefoundry - Maxime Buechi & Ian Party


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Altre foto, in questo caso sul lavoro di Giovanni Pintori per Olivetti (via grain edit).



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Stupendi dipinti dell'artista californiano Carlos Ramos, formano parte della mostra "Natural History Museum Part I" alla Corey Helford Gallery di Los Angeles.

Le opere a grande scala di Ramos rendono omaggio al mondo dei musei di storia naturale, che affascinavano da piccolo l'artista.

Laureato in Character Animation, ha lavorato per Cartoon Network, Nickelodeon e Walt Disney (via juxtapoz).


Acinonyx Jubatus - acrylic cel vinyl on panel - 182 cm x 60 cm


Ursus Maritimus - acrylic cel vinyl on panel - 137 cm x 180 cm


Thursday, July 03, 2008

Pascal Dangin e l'artificiale

Questo post potrebbe rientrare nella sezione "Photoshop summer fun", grazie alla copertina di Vogue con Drew Barrymore che non somiglia a Drew Barrymore...


Però, seguendo diversi link attraverso la rete sul mio soggetto odierno, sono finita con una lettura molto meno frivola e più interessante: the uncanny valley.

Tutto è cominciato con l'articolo sul New Yorker "Pixel Perfect. Pascal Dangin's virtual reality", che parla, appunto, di Pascal Dangin, Photoshop über-master che lavora come retoucher per i migliori fotografi, riviste di moda, designer, agenzie di pubblicità, ecc. La copertina di Vogue è opera sua.


Pascal Dangin. Photograph: Fred R. Conrad/ NYT

Il reportage si tiene alla larga dal fare giudizi sui mondi ed esseri virtuali che Dangin crea, e che dopo ci vogliono spacciare per "fotografie" di una qualche realtà esistente, o anche possibile.

Ma è istruttivo, nel senso che, seguendo il processo dietro alcuni dei suoi lavori, fra le righe, l'autore lascia apparire frammenti che rivelano - o ricordano - quali livelli abbia raggiunto la manipolazione delle immagini che compaiono ogni giorno su riviste e giornali.

Gli sfondi urbani di un qualche servizio fotografico per esempio, sono in realtà composites fatti con pezzi di edifici di città di tutto il mondo, gli skyline vengo riaccomodati per soddisfare bisogni estetici, allo stesso modo che si fa con le rughe o la pelle o le ossa.

Dopo ci sono le radicali trasformazione che soffrono i diversi personaggi famosi, le modelle, e anche le persone comuni, perché Dangin ha anche lavorato nella campagna di Dove Real Beauty, e secondo lui, non c'è niente di più difficile che dover far diventare attraente una donna normale:


Quoto:
“Do you know how much retouching was on that?” he asked. “But it was great to do, a challenge, to keep everyone’s skin and faces showing the mileage but not looking unattractive.”


Ma anche le modelle...

Unretouched
Photo: Patrick Demarchelier, Realisation by Pascal Dangin, from the New Yorker
Source: Models.com

Retouched
Photo: Patrick Demarchelier, Realisation by Pascal Dangin, from the New Yorker
Source: Models.com

E così arriviamo a Madonna e the uncanny valley grazie a Jason Kotkke...


Che cosa è the uncanny valley? Per chi non andrà a leggere l'articolo, è un concetto sviluppato negli anni '70 dal dottore Masahiro Mori per cercare di fornire risposte alle possibili reazione psicologiche umane quando ci troviamo davanti a una entità robotica, sia questa un androide o una protesi.

Tracciando la risposta emozionale alla somiglianza con l'apparenza e il movimento umani si arriva a un punto dove, davanti a qualcosa che somiglia un essere umano, riusciamo a provare simpatia e niente di più.
Dopo di che, se le somiglianze aumentano fino ad arrivare a qualcosa che è quasi completamente umano ma forse troppo perfetto, proviamo disagio e rispondiamo negativamente. Fino a provare disgusto per i soggetti privi di qualsiasi traccia di umanità (per esempio un zombie).


In poche parole, tutto quello che cerca di duplicare l'apparenza umana fino a una perfezione non umana non ci fascina, ci fa paura.

Per questo motivo il dottore Mori consigliava di non cercar di replicare con assoluta fedeltà l'apparenza umana, ma di creare cose visibilmente artificiali, intelligenti ed eleganti.

La domanda finale sarebbe fino a quando tutta questa valanga d'immagini non diventerà un allenamento a tollerare l'artificiale a discapito del naturale, o ad imbuire nei nostri cervelli un perenne disaggio per la perfezione mai raggiunta.

Ironicamente, un lavoro di Dargin su V Magazine intitolato Interface recita:
In the future everyone will be beautiful. Until then, photographer Mario Sorrenti captures a naked face, and master digital artist Pascal Dangin goes pixel by pixel to apply the makeup of our technological fantasies.